La notte allungava le sue fitte ombre sulla periferia dimenticata. Le strade come un groviglio di cerchi e di onde scomposti d'un filo spezzato correvano a perdita d'occhio tra case addormentate e lampioni oscurati di zanzare. La pioggia cadeva incessante dal cielo di Giugno, e il caldo afoso saliva dall'asfalto, intorpidendo i sensi, annullando il fresco piacere dell'acqua. Lontana brillava un'insegna rossa di un pub irlandese. La porta socchiusa apriva a una sala sui toni del rosso e del verde, di tavoli di legno e scritte in gaelico. Una ballata rock coronava l'ambientazione, definendo il gusto piacevole e banale del locale.
Seduti in torno a un tavolo vicino a una parete stavano cinque ragazzi. I due dei maschi scherzavano ammiccanti, e le due ragazze sorridevano, compiaciute delle loro conquiste. Il terzo ragazzo stava un poco in disparte, bevendo con poca attenzione l'ennesimo Coca e Jack. Sembrava, dallo sguardo perso e sognante, che fosse sospeso. Davvero forse stava aspettando qualcosa, tra quei bicchieri, quelle ragazze, quel bar di provincia, quella vita di gioventù che non ritorna. Forse voleva qualcosa che non si rifugiasse nelle banalità dei giorni, delle ore, dei suoi anni. Si chiamava Doriano Clerici, ma si faceva chiamare Dorian. Aveva vent'anni, allora, e studiava economia a Milano. Con i suoi capelli biondi lunghi, gli occhi azzurri glaciali e il suo stile bohemien e ribelle era certamente il centro degli sguardi e delle attenzioni di amici e ragazze ovunque si trovava. Si faceva chiamare Dorian, come l'eroe del suo romanzo preferito. Bello, giovane, col mondo ai suoi piedi, e il desiderio di vivere e di conoscere tutto quello che la sua esperienza gli mettesse davanti. Con la sua presenza piacevole, con i modi ricercati e fascinosi, con la loquacità gioviale e radiosa che possedeva, costruendosi come un'opera d'arte, non vi era mai stato ostacolo difficile, mai donna inarrivabile, mai serata spenta, se non lo voleva.
Ma in quel momento era completamente rivolto nell'introspezione. Trasportato e accompagnato da un bicchiere, stava gustando quel momento di inebriante malinconia. Era in un posto dimenticato, lontano dalle preoccupazioni, con amici sinceri che lo amavano, con ragazze che avrebbe conquistato con una o ben poche parole...con soldi in tasca abbastanza e una macchina pronta a portarlo dove voleva; eppure sentiva dentro di se qualcosa che profondamente e insanabilmente gli mancava. Qualcosa per cui valesse la pena ascoltare il rumore della pioggia, sentirci dentro il suo tempo passare e accettare nonostante tutto di aspettare. "Anche per sempre" Sospirò tra se e se, sognante. I suoi amici non lo sentirono, ben occupati in altre facende. Non capivano come mai, quella sera, con quelle due ragazze abbordate per caso, stesse così, in silenzio. Per loro, di certo, si trattava di una fortuna insperata. Cercavano in ogni modo, un po facendo la smorfia delle frasi si Dorian, un po mettendoci del proprio, di risultare fatalmente attraenti. Le due belle, che non avevano bisogno di troppe conferme, di tanto in tanto guardavano l'ospite muto di sfuggita, ma lui non rispondeva agli sguardi e alle moine. Guardava oltre e sentiva nel cuore come una nostalgia di qualche posto che non aveva ancora trovato.
In un momento, si guardò in faccia sul vetro che rifletteva la pioggia. Si disse che quello che cercava non era poi lontano, o non l'avrebbe di certo trovato. Rinunciò alle speculazioni e decise: prese il cocktail con la destra, lo bevve d'un fiato e con un sorriso beffardo verso gli amici prese la parola: "Ragazze...voi conoscete, vero, la storia del mio omonimo Dorian Gray? Forse l'avete studiata a scuola...ma l'avete mai letta veramente? Beh, se mai vi capitasse di riaprire quel libro prezioso, io vi dico, qui ed ora, che in quella storia trovereste raccolto tutto ciò che di importante c'è da vivere e da capire, per la nostra generazione. Non badate solo ai tratti poetici, alle descrizioni, alle frasi d'effetto. Andiamo alla sostanza! Bisogna comprendere che l'importante è vivere, intensamente, con passione, con violenza tutta la vita. Non possiamo permetterci, bellissime amiche, di perdere neppure un istante, o un'occasione." Fermò con gesto ricercato una cameriera con un completo da lavoo succinto e dei bei ricci neri luminosi: "Mi potresti portare cinque sambuche lisce, cara? Ah...a proposito...stavo dicendo alle due bellissime ragazze che sono qui al tavolo con me che la parte che vale della vita è quella in cui facciamo delle esperienze sensazionali e indimenticabili...che ne pensi? Porta una sambuca anche per te, e la beviamo insieme! Dedicami solo un minuto, ma voglio offrirti un momento che spero non scorderai!". La cameriera, interdetta e affascinata, obbedì agli ordini del ragazzo. Un minuto dopo, davanti al liquore profumato e ai cinque spettatori, Dorian riprese, prendendo un'accendino dalla tasca "Il mistero delle cose si può percepire quando ci mettiamo in contatto con la loro forza. Prendete questo liquore fluido e trasparente" disse e dette fuoco al contenuto del bicchiere "avreste mai detto che l'energia di questa sostanza era fuoco, che accende lo spirito?". Spense con la mano la fiamma, ispirò a pieni polmoni il fumi alcolici, e bevve il caldo contenuto. Poi, con uno spontaneo "provate e vedrete" si asciugò le lacrime dagli occhi arrossati, e sorrise alle presenti. I suoi occhi azzurri brillavano di un misto di gioia e sottile vanagloria. I suoi amici si convinsero subito; le ragazze poco dopo.
Poco altro c'è da raccontare: Dorian conquistò con quel gesto la cameriera, lasciando i suoi amici alle attenzioni delle altre due ragazze. Le promise, dopo il turno, di portarla a vedere l'alba sul lago, dove le luci della città dormiente predicono la posizione delle stelle. Non le staccò gli occhi di dosso tutta la sera, dimostrandole tutto l'interesse necessario, e non di più. Usciti dal locale le strappò e le concesse un rapido bacio galeotto...poi prese la sua macchina, la fece accomodare come un gentlemen dell'ottocento, mise in moto spegnendo la sigaretta americana, e partirono. Fecero l'amore sopra una spiaggia di sassi sul lago di Como, e poi ripresero la strada per tornare a casa.
Proprio nel momento in cui Dorian, sicuro e felice della conquista, stava voltando sull'ultima strada che li portava a casa di lei, qualcosa tra le lunghe ombre dell'alba sbucò da dietro un albero e attraversò la strada: in un attimo fù spezzato dalla macchina, e gettato lontano. Doriano inchiodò con un'imprecazione, scese dalla macchina con la ragazza che ancora urlava, si gettò sul corpo del marocchino vestito di stracci. Ancora respirava, ma a fatica. L'ambulanza arrivò di corsa...ma forse troppo tardi per salvarlo.
