criminalstoryonline

Tre mondi diversi. Tre vite diverse. Tre crimini diversi. Le loro vite si uniranno, si sfioreranno si spegneranno: tre luci narrative dall'oscurità del carcere.
giovedì, 14 giugno 2007

Carmine, ora d'aria

Ora d'aria. L'aria cattiva di un posto infame intossicata da fumo di sigarette e calore d'asfalto. Puzza di uomo, di corpo. Puzza diversa da quella di morte, quasi antecedente. Seduto tra gli altri che passano e mi scrutano, guardo il cielo grigio di Settembre. Cupo e caldo...corrotto dagli uomini. Sento il battito del mio cuore accelerare...tornano i sogni. Il grigio del cielo sfuma, si trasforma nell'azzurro limpido del mio mare. Cerco l'aria promessa lontano, dove non posso arrivare. 

Qualcuno mi ha pestato un piede. Mi riscuoto dal sogno, e lo guardo in faccia. è negro, puzza di merda e di vigliacco. Sogghigna, fa per andarsene. Mi alzo. I miei battiti sono tornati a scandirsi lenti, spietati. lo guardo. Non ride più, adesso. La mia ombra lo copre. Nero su nero. Sempre guardandolo in faccia, sposto la sedia sopra il suo piede. Con un rapido movimento, mi siedo lasciandomi cadere. Non si modifica la mia espressione, non traspare nessun sentimento, neppure l'odio che non merita. Sento solo le ossa del suo piede cedere, non lo sento gridare. Tre suoi compari, colorati come lui, lo portano via con una mano sulla sua bocca. Le guardie non hanno visto, o non vogliono vedere. Hanno smesso di voler avere a che fare con me. Mi evitano, se possono. Finalmente finisce questa finta libertà di un ora soltanto. Torno alla mia cella. Torno a pensare al mio mare. 

Ho un ricordo che mi segue, che torna le notti e non lascia dormire. Nel sonno lo sento arrivare, lo temo, capisco che mi può far male. Cerco di fuggire l'incubo, sudo e mi rigiro tra le coperte stoppose. Alla fine arriva e torna sempre. Mi pervade: mi trovo libero, su una terrazza che si apre sul mare. La famiglia, la gioia, la tavola imbandita. Passa il vento, guardo il mare. Fisso il seno coperto da capelli rossi che desideravo prendere. Non ci sono grida nè rumori. Solo pace, bella musica paesana, risate. Ma il vento d'un tratto soffia più forte, e scolora i visi, i seni, i capelli, la tavola, il mare...scompare la musica, le risa, le parole. Tutto lentamente viene portato lontano. Mi risveglio sempre nella stessa cella nera, col sudore che mi brucia negli occhi. Lo sguardo si posa sempre sull'immagine sospesa della Vergine infilzata.

Prendo l'immagine, la fisso. So che lei sola capisce e rappresenta quello che io faccio alle persone. Quello che loro mi hanno fatto per primi. Lei racchiude in se il mio dolore, e il dolore degli altri. Guardo la pelle bianca sporcata dal sangue, e me ne sento sporche le mani. So che quel sangue non si lava come le onte, non si lava con altro sangue. Ma tutto torna alla cella, nulla può cambiare.

Bussano alla porta con insitenza. Bussino pure. Continuano a battere con i manganelli. Fossimo a casa, sarebbero già stati trapassati da una raffica. Metto sul cuore la Madonnina, guardandola l'ultima volta. Apro alle quattro guardie che mi puntano con i loro fucili. Mi stringono le catene...credo mi vogliano punire per il negro. Me ne fotto. Ho ancora negli occhi quel sangue e quel mare. Mi scortano ad un ufficio, a un piano superiore. Devo avergli fatto male...penso con un sorriso. Quando l'ufficiale, vestito in camicia e ben ordinato mi apre, capisco di essermi sbagliato. Sono lì per un altro motivo.

Nella stanza arredata di legno con mobili industriali, e con qualche fotografia di donne e bambini, siede una donna. L'ufficiale congeda due delle quattro guardie. Mi da da sedere di fronte alla bella signora dai capelli castani. I due rimasti mi chiudono le manette, mi tengono comunque a tiro. Lei inizia a parlare. Ha una voce bellissima.

Quando mi risbattono in cella, un'ora dopo, sento ancora la sua voce nella mia mente, sopra solite grida che non mi lasciano in pace. Cerco di leggere il fascicolo colorato che mi ha dato. "Progetto di ri...educazione e di rein...reinte...reintegrazione sociale. Uso dell'arte per la uma...umani...u-ma-ni-zza-zio-ne del detenuto".

postato da Derozest alle ore 13:29 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: carmine, storyline 2



Commenti
#1   18 Giugno 2007 - 17:24
 
Bella... mi piace questa seconda parte: attento che hai scritto bricia al posto di brucia.
Bruscia cosmo deppegasus, bruscia come un piatto d'ammatricciana fumante!
utente anonimo

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