criminalstoryonline

Tre mondi diversi. Tre vite diverse. Tre crimini diversi. Le loro vite si uniranno, si sfioreranno si spegneranno: tre luci narrative dall'oscurità del carcere.
sabato, 21 luglio 2007

Maria e Edoardo, catarsi

Come posso descrivere ciò che sento, mentre esco dal carcere dopo il mio primo incontro con Edoardo? Un vortice di sensazioni e di pensieri avvolge i miei passi diretti e sicuri verso la porta a vetri d'ingresso. Osservo la porta, la faccia stupita e affascinata della guardia che mi ha fatto passare, che non manca di guardarmi il culo mentre passo. Faccio un passo avanti, apro la porta. Il vortice colorato e informe di emozioni si blocca in un istante quasi si stesse per rompere: tutto converge in un pensiero inaspettato: "Che gioia deve provare un carcerato a oltrepassare, per la prima volta dopo anni, questa stessa porta a vetri grigia e opaca da uomo libero?" Provo a immaginare quella gioia, quella liberazione, ma non ci riesco: per noi è così scontata la bellezza del mondo che spesso non vogliamo vedere che la tristezza, le lacrime, la violenza, il male. Cerco allora per immedesimarmi di pensare di ritrovare tutto ciò che amo nel mondo dopo averlo perso per tanto tempo. Il colore delle foglie d'autunno, gli occhi di Annelise profondi e azzurri, le stelle del cielo del Nord, i fiordi ghiacciati, il profumo dell'asfalto bagnato dalla pioggia. Si, la pioggia. Me ne sono accorgo tardi, solo dopo che ne sono completamente avvolta: piove fuori dal carcere, piove sui tetti, piove sugli alberi, piove sui colli intorno a Madrid, sul carcere, sulle nostre vite. Piove su di me, e dopo l'incontro con Edoardo quella pioggia la sento sfiorarmi come una liberazione.

Quando, molto tempo dopo, raccontai a Edoardo questo momento, descrisse quei miei sentimenti con una parola: Catarsi. Disse che era la stessa cosa che provò lui quando vide nel nostro primo incontro i miei occhi riempirsi di lacrime: una strana forma di sottile dolore che deriva dal dolore degli altri, e si fonde nel tuo cuore in dolcezza, una purificazione che ti pervade, che dipende da due occhi che ti sanno guardare. Ma molto prima che Edoardo mi spiegasse tutto questo, mi trovavo su un autobus diretto a Madrid, a ripensare alla prima volta che l'avevo visto. Ritorno ai suoi occhi e ai miei:

Ascolto la sua voce, violentata nel cuore dalla somiglianza con il ricordo della voce di mio padre. Cerco di riallacciarmi i bottoni della camicia, troppo imbarazzata e colpita da quell’uomo per metterla direttamente sul piano della carne. Era quasi surreale: il piccolo specchio e il piccolissimo quadro, immersi nel bianco grigiastro delle pareti sembrano macchie eterogenee su una camicia logora; noi due, in piedi nel mezzo della stanza, che ci studiamo come prima di combattere, o di fare l'amore. Penso alla buona recitazione appena proposta alle guardie, e mi accorgo che tutto è cambiato: adesso non mi escono le parole. In un momento tremo: come se per la prima volta stessi interiormente rifiutando la maschera che mi copriva, che rende tali tutte le prostitute.

Forse è proprio grazie a questa che sono sempre riuscita a fare bene quel lavoro: è il mio corpo in vendita, ma non sono io...non la mia anima, non i miei gesti, ma solo uno spettacolo, con l'overture - dagli aperitivi costosi al semplice strip-tease - atto primo secondo terzo con un gran final da me non condiviso, e una leggera musica d'uscita senza pretesa di ricordi o di futuro. Ma certo non sono io...davanti a tutti gli altri.

Tengo stretta la mia maschera, tengo stretta la mia forza che piace a chi mi paga, che mi fa trovare da vivere per me, mia sorella e Annelise, che mi difende dagli altri e da me stessa e mi rende richiesta, che mi trasforma in ciò che non sono e quindi mi permette di sacrificare il mio corpo senza troppo rimpianto. La tengo stretta e cerco di uscire dalla situazione di imbarazzo e di enpasse che si sta creando: Edoardo che mi guarda silenzioso e incuriosito, io colpita e quasi condotta alle lacrime che mi riallaccio i bottoni quando dovrei slacciarli tutti.

Mi ripeto in testa la mia parte, sfoggio un sorriso, e inizio: "Bene, Edoardo…sono venuta fino a qui per farti una sorpresa. Forse sei stupito, ma il signor ***, mio caro amico, mi ha raccontato la tua situazione, mi ha raccontato quanto sei solo tra queste mura grigie, e che non ti trattano con il dovuto rispetto per la tua posizione. Mi ha parlato molto di te, mi ha detto che sei una persona molto interessante, e che avrei certamente apprezzato la tua compagnia. Così ho pensato: "perché non tentare?"…oggi è la giornata giusta per provare qualcosa di eccezionale"

Edoardo mi sorride, quasi scherzando, e mi risponde "Certo…il signor *** è un mio caro amico, e ha grande considerazione di me. Eppure vedi, ho la netta impressione che questa nostra surreale discussione, Marie, non sia dovuta al tuo buon cuore di donna, che ti porta a cerare di conoscere un carcerato per mero interesse relazionale…Se sei qui, come le altre ragazze che mi hanno mandato, per concederti a me, devo dire che ho apprezzato il tuo modo di farlo. Sappi, comunque, che non ho nessuna intenzione di accettare, per adesso, nessuna avance da parte tua. Se sei pagata, verrai pagata lo stesso. Mi hai trovato in un momento particolare; è proprio vero quello che dici: ho sinceramente bisogno di qualcuno con cui parlare. Il sesso, adesso, non mi interessa. Sei bellissima, e troverai certo di meglio di me per allietare i tuoi pomeriggi nella calda primavera spagnola. Molto meglio di un carcerato malvestito e di vent’anni più vecchio di te, con degli amici malviventi che cercano di sollazzarlo per fargli scordare il tormento del carcere e della solitudine."

Lo guardo ferita, e mi siedo. Sono stanca di fingere, e preferisco stare alle sue condizioni che tentare di convincerlo a farlo con me, quando nessuno dei due lo vuole davvero. Sarebbe un fallimento. Mi attrae il suo modo di fare e di parlare, così lo sfido: "Come tu faccia a sapere il mio nome non mi interessa. Non mi interessa neanche il giudizio che hai sulla gente che mi ha mandato qui. Ma che tu mi dia della puttana solo perché oggi ho avuto la stupida idea di venire a parlarti, ecco, questo mi da fastidio. Che poi io abbia preso in considerazione l’idea di farlo con te, questo posso concedertelo…non sono certo una timida. Ma spero tu colga la differenza... In ogni caso, ho capito come funziona con te: se vuoi parlare, parleremo". Edoardo mi fissa con un bel sorriso intenso negli occhi; non tenta neppure di giustificarsi. Mi dice solo "Sta bene, Marie…chiunque tu sia, e se tu sia pagata o no per essere qui, sono contento di averti con me, ora. Abbiamo due ore di tempo, non ho intenzione di perdere quest'occasione di conoscerti". Si siede anche lui, e iniziamo a parlare.

postato da Derozest alle ore 12:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: edoardo, maria, storyline 1



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