criminalstoryonline

Tre mondi diversi. Tre vite diverse. Tre crimini diversi. Le loro vite si uniranno, si sfioreranno si spegneranno: tre luci narrative dall'oscurità del carcere.
martedì, 25 settembre 2007

Carmine, Dottoressa

Quattro pareti si chiudono intorno al mio letto e a una scrivania che non ho mai usato. La televisione accesa butta luci colorate sulla parete grigia. Anche le luci sono grige, come tutte le parole.  Sento una voce di donna al telegiornale parlare di una strage in famiglia, in un posto che conosco. Forse conosco quelli che l'hanno fatta. Era un lavoro che andava fatto, prima o poi. Forse, un tempo, ci dividevamo i soldi degli ingaggi. Ma oggi loro sono liberi, con armi soldi donne parole da parlare. E io, forse per colpa loro, sono perduto in questo grigio che annulla i colori.

Ricordo che contavo i battiti del cuore prima di sparare. Contavo fino a dieci, come mi diceva mamma, prima di fare qualcosa di sbagliato. E con un sorriso al dieci sparavo, o spezzavo il collo. (Mi spiace mamma, ma non ha funzionato. Da quando ti hanno trucidato con gli altri, conto fino a dieci per rievocare il tuo urlo nella mia testa, e provare piacere nel vendicarmi con il mondo per questo. E per tanto, tanto altro.) Ma questi idioti che mandano in giro a fare lavori non sono più capaci. Il giorno dopo lo sa la polizia, così vanno in panico e si fanno prendere, prima o poi. Si godano, allora, questo momento di libertà, se verranno presi e sbbatuti in queste gabbie di scarti. Io non sarei qui, se non mi avessero tradito. Io sono sempre stato il migliore, in quello che facevo. Se conti fino a dieci, mentre lui ti punta gli occhi negli occhi, sei sicuro che non urlerà: gli dai tempo di perdersi, di rassgnarsi, così da coglierlo alla sprovvista. Ero il migliore, eppure sono qui, come sarano loro. Da sei anni.  

Sei anni. Sei maledettissimi anni senza sentire una parola per davvero. Sei anni di trenta e più anni di odio. Sei anni senza vendetta e senza perdono, peggio degli altri. Ma forse, di tutti questi anni, le uniche parole belle che ho sentito le ha dette quella donna, che il comandante della polizia carceraria chiamava Dottoressa. Mi ha detto "Siediti, Carmine...ho chiesto un permesso speciale per parlarti un poco" . E poi, dopo tante parole "Tu hai fatto dei grossi errori. Ma non sei qui per una vendetta di qualcuno, e loro non sono qui per farti del male: il fine del carcere è rieducare".  Mi ha detto tante cose, io non ho parlato. La guardavo, colpito e attento. Era una bella donna, del nord, parlava come il Ghisa, quello della coca a Milano, ma con una voce più dolce. Non capivo tutto quello che diceva: parlava si cuola, di lettura, di artisti. Ma mi piacea il modo in cui ne parlava...ci credeva. Per una volta non ho considerato le possibilità di fuga. Non volevo farle male. Alla fine di tutto, mi ha detto una cosa: "l'uomo è ciò che egli fa di quanto lo si è reso". Lo ha detto qualche stronza checca francese, ma è giusto, io penso. Penso che accetterò di leggere le altre cose che mi manderà, e cercherò di capire...di capire perchè, di tutti i figli di zoccola in questo posto, Dottoressa ha scelto me per dirmi questa cosa, per dirmi che vuole cambiare la mia situazione. Situazione che portrebbe cambiare solo se mi facessero uscire di qui, tornare ai miei sogni, al mio onore e alla mia vendetta di un tempo. Ma aspetto, chiedendo alla Vergine di aprire i miei occhi, aspetto di capire, come sempre senza speranza ma con qualcosa di nuovo nel cuore, che non posso spiegare.

 

postato da Derozest alle ore 12:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: carmine, dottoressa, storyline 2


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